Progettiamo piani di sviluppo a base culturale.
Per territori, paesi, comunità…

immagina

Immagina.

Ami la tua terra.

I parametri amministrativi non bastano a descriverla, ma le manca qualcosa: desideri qualcosa di più per lei.

Desideri che sia rilanciata nel paesaggio che l’ha generata. Che la storia e la tradizione siano affiancate dalle energie creative che avanzano nella contemporaneità. Desideri che non disperda il calore comunitario della prossimità, che non perda però la grande occasione di incontrare l’altro e l’oltre.

Desideri una società conviviale e solidale. Operosa ed ecologica. Appagata e stimolante.

Desideri la felicità. Inizia a immaginare.

Progetta.

Vuoi concretizzare una società migliore. Concretizzare significa situare; situare significa progettare.

Il tuo progetto sarà aperto, si realizzerà nel sincronismo, nell’informalità e nell’istituzionalità, nella capacità di stare nell’insieme di reti che si dà tra identità mobili.

Devi interpretare problemi e obiettivi: le risposte ci sono, sebbene ancora non le vedi.

La tua terra, adesso, è il progetto che ha di se stessa, a partire della situazione concreta in cui si trova, proiettata da quella immaginata nella realtà. Le scelte culturali ed etiche del tuo piano di sviluppo sono l’atto programmatico con cui miri a ciò che hai desiderato.

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La tua terra ha ora un progetto di sé che non alberga solo in un oggetto determinato – una struttura, un evento – ma nella totalità dei problemi e delle situazioni che vuoi affrontare liberando cultura dagli spazi, dalle tradizioni, dalle sperimentazioni, dai saperi.

L’ingrediente che renderà possibile il tuo processo di trasformazione è la fiducia. La otterrai a una condizione: che il progetto sia coerente e realizzabile. La comunità di cui sei parte deve la sua identità alle infinite negoziazioni che sono intervenute tra diversità, con queste dovrai socializzare le tue idee affinché gli altri vedano in esse una possibilità di attuazione delle proprie: il tuo progetto è il primo luogo di incontro della storia di trasformazione che stai cominciando.

Realizza.

La mappa che avevi disegnato adesso è un viaggio reale. Tutto ciò che avevi immaginato esiste, è vivo, accade.

Il momento della realizzazione è l’esperienza della magia, è la festa, è l’innovazione. È la prova concreta della forza e del potenziale dei legami. È la storia che le future generazioni racconteranno.  Sei pienamente nel mondo, con le tue abilità, le tue conoscenze, le tue esperienze, e al tempo stesso è un mondo reso nuovo da relazioni e scopi sociali nuovi. Il momento della realizzazione trasferisce nella comunità le forze immaginifiche e feconde della cultura. Le divulga e le dissemina: la cultura diventa un modo di abitare e di convivere.

Monitora.

Hai realizzato il tuo desiderio? Che cosa ti è sfuggito? Cosa ha fallito? Cosa ti ha sorpreso?

La coscienza dell’impatto e delle ricadute che il progetto ha sulla comunità ti indurrà a monitorare ogni passo. Il monitoraggio verifica e prova l’impegno profuso: garantisce il rispetto della fiducia accordata al progetto, ti permette di imparare dalle reazioni che hai sollecitato, nell’obbiettivo di agire responsabilmente e di affinare il potenziale trasformativo delle azioni di sviluppo su base culturale. Apprendere, in questo senso, non ti fornirà solo dati e informazioni: è la premessa di un nuovo, futuro immaginare.   

Racconta.

Queequeg era originario di Kodovoko, un’isola remota a sud-ovest. Non è riportata su nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai.

Lo scrive Herman Melville in Moby-Dick. Per i luoghi veri, non ancora riportati sulla carta, c’è il resoconto dettagliato ed estasiato dei testimoni. La narrazione della loro avventura diventa storia di tutti, il libro del cuore calato nella quotidinanità-terra di ciascuno. Il tuo immaginario situato è adesso l’utopia concreta che tutti conoscono.